Consumare cibi del territorio per avere certezza della provenienza di cosa si porta sulle tavole, sostenere l’economia circolare e combattere i prodotti ultraformulati. È quanto sostiene Coldiretti Piemonte che, nelle scorse settimane, ha preso parte al grande corteo, con 20mila agricoltori da tutta Italia, a Parma, per raggiungere la sede dell’Efsa, l’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare che esamina le richieste di autorizzazione dei novel food.
“Con le sue 14 Dop e 9 Igp, i 19 vini Docg e i 41 Doc, il Piemonte è ai vertici delle regioni d’Italia per numero di prodotti a denominazione d’origine, cui si aggiungono i 344 prodotti agroalimentari tradizionali, i 600 prodotti tipici di montagna e una gamma completa di filiere che spazia tra i diversi comparti agricoli. Dal cerealicolo al risicolo, dallo zootecnico al lattiero-caseario, dall’ortofrutticolo al vitivinicolo, dal corilicolo all’apistico fino a diversi altri: un enorme patrimonio di qualità che va valorizzato ed incentivato – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – a tutti i livelli, fin dalle scuole dove si consumano diversi prodotti ultra-trasformati come merendine, caramelle, bibite gassate. Purtroppo, sono ancora pochi i bambini che optano per merende sane come frutta, verdura oppure il tradizionale panino con burro e zucchero o marmellata, preferendo, invece, dolci o prodotti da forno confezionati. Per combattere questo fenomeno, Coldiretti è da molti anni impegnata in progetti di educazione alimentare con l’obiettivo di formare i consumatori del domani per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e fermare, così, il consumo del cosiddetto “cibo spazzatura” che mette a rischio la salute e fa aumentare l’obesità, come sostenuto unanimemente dalla scienza medica. Un cibo fatto in laboratorio che, entrando sempre più prepotentemente nelle abitudini alimentari quotidiane, fa inevitabilmente da apripista a quello artificiale. Riteniamo fondamentale che ogni innovazione alimentare venga valutata con il massimo rigore scientifico e nel rispetto del principio di precauzione. Non siamo assolutamente contro la scienza e non vogliamo frenare il progresso, ma la salute dei cittadini e la tutela del nostro modello agroalimentare devono rimanere le priorità assolute”.